Oggetti Fuori dal Tempo

Fra tutti i fenomeni, oggetti ed esperienze inspiegabili, uno tra i più affascinanti è quella categoria definita “anomalie archeologiche”. Chiamata anche OOPART (out of place artifacts), questi oggetti, ad un’analisi scientifica risultano essere molto antichi, sebbene, per la tecnica utilizzata o per la funzione a cui erano destinati dovrebbero in realtà appartenere ad epoche più moderne. Si tratta di fossili impossibili, tecnologie “fuori dal tempo”, manufatti anacronistici. In altre parole, se la storia del mondo che conosciamo è corretta, questi reperti non dovrebbero esistere. Ci sono innumerevoli esempi e testimonianze su cui geologi, archeologi e scienziati sono costretti ad ammettere l’autenticità; testimonianze talmente affascinanti che non si può rimanere indifferenti di fronte alla loro realtà. A questo punto è lecito porci una domanda:” ma perché queste testimonianze sono così affascinanti? Le ragioni sono molteplici ma il motivo principale consiste nel fatto che risultano reali e tangibili. Al contrario dei fantasmi o di creature misteriose, infatti, gli inspiegabili manufatti sono stati visti, fotografati, toccati ed esaminati; il problema consiste nel fatto che le nostre attuali conoscenze non ci consentono di fornire una valida spiegazione della loro origine; inoltre questi oggetti, non potendo aderire agli attuali canoni scientifici, né alle previste cronologie antropologiche, suggeriscono, a loro modo, che le nostre tecniche di datazione dei reperti sono errate oppure che c’è ancora molto da sapere sulla vera storia del nostro pianeta. Ma da qualsiasi punto vogliamo analizzare il problema bisogna tuttavia riconoscre che gli “Oopart” mettono in crisi l’attuale pensiero scientifico ortodosso. Vogliamo fornirvi qualche esempio degli strani manufatti, che sono stati documentati, studiati e fotografati da molti studiosi del fenomeno in questione:

  • “Candela d’accensione” nel geode. Nel 1961, il proprietario di un negozio di Olancha (California) trovò un geode (cavità all’interno di una roccia) ricoperto di fossili nelle Coso Mountains. Quando l’uomo tagliò il geode a metà con un’apposita sega, trovò all’interno un oggetto chiaramente artificiale. L’oggetto aveva un nucleo di metallo circondato da strati di materiale simile alla ceramica ed una copertura esagonale in legno. Sottoposto a controlli vari ed ai raggi X l’oggetto ricorda molto la candela di accensione di un motore a scoppio; Il geode è risultato essersi formato almeno 500.000 anni fa.
  • Il chiodo più antico. Nel 1851 The Illinois Springfield Republican riporta il caso di Hiram de Witt, un uomo d’affari che, durante un viaggio in California, aveva trovato un blocco di quarzo aurifero delle dimensioni di un pugno. Quando accidentalmente gli cadde dalle mani, si ruppe e rivelò al suo interno un chiodo intagliato nel ferro. L’età del quarzo è di circa 1 milione di anni fa.
  • Antichi utensili. In una cava di calcare nel 1786, i lavoratori, dopo aver scavato per circa 20 metri sotto il livello della cava arrivarono fino ad uno strato di sabbia, dove trovarono resti di colonne di pietra e frammenti di rocce semilavorate; continuando a scavare trovarono delle monete; alcuni manici in legno di martelli, ormai pietrificati, e resti di altri utensili in legno, pure pietrificati. Lo strato di sabbia, dove è avvenuto il ritrovamento, era coperto da uno spesso strato di calcare datato 300 milioni di anni.
  • Il vaso di Dorchester. Nel Luglio 1851 la rivista Scientific American pubblicò la notizia del ritrovamento di un vaso all’apparenza di metallo , contenuto all’interno di un blocco di roccia solida estratto ad almeno 5 metri nel sottosuolo. Il vaso, a forma di campana, è alto circa 15 cm ed è composto di una lega di zinco e argento. Sulla superficie, figure di fiori intarsiati in argento puro. L’età stimata della roccia è di 600 milioni di anni.
  • Vite di Abbey. Nel 1865 venne scoperta una vite di 5cm all’interno di un pezzo di feldspato estratto dalla miniera di Abbey a Treasure City (Nevada). La vite è molto ossidata, ma la forma, in particolare il suo filetto, è ben visibile nel feldspato. E’ stato calcolato che la pietra si sia formata intorno ai 21 milioni di anni fa.
  • Micro-tecnologia antica. Tra il 1991 ed il 1993 dei cercatori d’oro sul del fiume Narada, sul versante orientale degli Urali in Russia, trovarono degli oggetti molto piccoli a forma a spirale. Il più piccolo di questi misura addirittura meno di 1/100 di mm. Gli oggetti sono costituiti da rame e da metalli rari, tungsteno e molibdeno. Le misurazioni hanno mostrato che l’età di questi oggetti si aggira tra i 20.000 e i 318.000 anni fa.
  • Mappa di Piri Reis. Piri Reis, un ammiraglio turco collezionista di mappe, nel 1513 disegnò una mappa geografica , che in maniera incredibile rappresenta il profilo costiero del Nord e Sud America e dell’Antartide, che fu ufficialmente scoperta solo nel 1818.
  • Pietre di Ica. Nel 1966 il Dr. Javier Cabrera, un fisico peruviano professore di biologia, ricevette in regalo una pietra da un contadino locale. Su di essa una figura di un pesce presumibilmente incisa migliaia di anni fa. Dopo ulteriori studi, Cabrera si rese conto che il pesce apparteneva ad una specie estinta da milioni di anni. Cabrera indagò sulla provenienza di questa roccia e ne trovò molte altre (nella cittadina di Ica, in Perù. Le incisioni rappresentavano situazioni incredibili per l’epoca : telescopi, operazioni chirurgiche a cuore aperto, uomini che combattono contro i dinosauri, ecc. L’analisi petrografica colloca le pietre (dal peso specifico anomalo) tra i 65 e i 230 milioni di anni fa.
  • Elicotteri egiziani. Recentemente scoperti su un’iscrizione del Tempio di Abydos , in Egitto, questi geroglifici assomigliano in modo particolare a moderni velivoli. In particolare sono rappresentati i profili di un elicottero, di un aeroplano e di una via di mezzo tra un hovercraft e un disco volante.
  • Sfere metalliche. Le più antiche. In un deposito precambriano del Sudafrica sono state ritrovate varie sfere di limoite (di durezza anomala), lavorate con scanalature parallele. I reperti, conservati al Museo di Kerksdorp (Sudafrica), sono state datate 2,8 miliardi di anni.
  • Resti diabolici. Resti di teschi umani dotati di corna sono stati scoperti in un tumulo sepolcrale a Sayre (Bradford County, Pa) nel 1880. Le proiezioni cornee si estendono per 5 cm al di sopra delle sopracciglia, mentre gli scheletri sono alti circa 2,2 m. A parte queste anomalie, sono anatomicamente del tutto normali. E’ stato stimato che furono seppelliti intorno al 1.200 a.C.
  • Doppia dentatura. Nel 1888 a Clearwater (Minnesota) furono recuperati sette scheletri in un tumulo sepolcrale. Anche questi sono anatomicamente corretti, ad eccezione che la loro bocca è caratterizzata da una doppia fila di denti nella mandibola superiore ed in quella inferiore. Tutti sono stati sepolti in posizione seduta con la faccia rivolta verso il lago. La loro fronte è particolarmente bassa e spiovente con le arcate sopracciliari molto pronunciate.
  • Dischi Dropas. Tra sperdute ed inaccessibili montagne al confine tra Cina e Tibet sono stati ritrovati alcuni dischi risalenti almeno 12.000 anni, con una tecnica di registrazione delle informazioni scritte, simile a quella utilizzata oggi sui dischi LP in vinile. Questi dischi sono curiosamente collegati con una tribù locale dalle caratteristiche morfologiche quantomeno singolari e non classificabile in alcun gruppo etnico razziale conosciuto.

http://www.popobawa.it/ufologia/oopart/index.htm

Lo stato galleggiante nel mare

Gli origini del quello che oggi e conosciuto come lo stato del GPS, oggi giorno appare oramai evidente il mito di una civiltà persa fra le acque dell’Oceano, una civiltà misteriosa, la quale cambia costantemente la sua ubicazione facendo ai scienziati impossibile da investigare.  Gli origine di questo cultura sono un mistero per gli studiosi di civiltà scomparse.

Su la sua ubicazione iniziale, c’è ne sono diversi teorie: alcuni la posizionano nel Atlantico nord ed altri nel Atlantico sud, altri invece nel oceano indiano e c’è ne sono quelli che sono tra il pacifico sud e nord.  Per gli studiosi di questo tema e una sfida trovare gli origine di uno stato che già nella attualità è galleggiante nel mare e la cui assistenza ci incuriosisce.

Dello stato del GPS se ne parla abbastanza, anche se non si conosce nella attualità la sua ubicazione esatta è  già famoso per il suo grande evento, The Sensation Plastic, realizzato ogni anno al cui milioni di persone vogliono andare, ma non tutti possono. È difficile avere il visto per visitare questo Stato e si spedisce solo per chi andrà al evento e dimostra avere la voglia e i valori consumisti propri di questo stato.  Dall’evento si sa che è una celebrazione antica, che festeggia la leggendaria lotta tra il dio Plastma e il dio Plastificus, nella quale vince il buon dio Plasma, che spendeva la plastica per tutto il mondo. The Sensation Plastic è un festival che aggruppa tutto quello che ci diverte, musica, sport, festa e un concorso di bellezza.

Gli origini del GPS sono veramente un mistero che affascina gli scienziati che giorno a giorno provano a trovarne.

Pietraroja e Baselice nascondono un vero mistero

Il Titerno ed il Fortore sono particolarmente ricchi di fossili. Qui, infatti, sorgono Pietraroja e Baselice, due paesi di grande interesse dal punto di vista paleontologico.  C’è ne sono ancora tanti fossili celati nei calcari di Prietraroja, ma per adesso possiamo sentirci ringraziati per la evidenzia trovata da poco tempo: una pietra con un iscrizione misteriosa, che ha incuriosito gli scienziati della zona.

La storia del suo ritrovamento è alquanto esemplare. La pietra è stata ritrovata accanto al fossile di un cucciolo di dinosauro perfettamente conservato, nel 1980, da un cercatore di fossili dilettante che però non ne capì l’importanza scientifica della scoperta. Circa 10 anni dopo, il nostro scopritore pensò di consegnare il fossile nelle mani di esperti archeologi che rilevarono al mondo scientifico l’importanza del ritrovamento.

Accanto a un fossile di dinosauro, è stato trovato un sasso con un simbolo de grafito che apparentemente ha la forma di triangolo.  Al inizio, gli scienziati hanno pensato che questa pietra fosse un pezzo di testo antico scritto dai viaggiatori che costantemente attraversavano questa regione; tuttavia il simbolo trovato, non coincide con nessun altro simbolo conosciuto di nessuna delle società  appartenente a questa regione.

triangolo come il simbolo del dio Plastma, divinità antica della civiltà scomparsa del GPS. secondo gli antichi testi trovati di questa civiltà, il dio Plastma usava questo simbolo come rappresentazione del potere della plastica nel mondo. Staranamente questo triangolo si ritrova di nuovo nella attualita a forma di tatuaggio nei componenti del famoso gruppo The Toxic Soldiers.

La ubicazione di questa civiltà è sempre stato un mistero per gli ricercatori perciò il ritrovamento di questa pietra ha un valore significativo, specialmente per quelli che cercano evidenza della esistenza e ubicazione di questo popolo che da antichi tempi aveva gia’ la conoscenza della plastica come materiale di gran utilità.

L’Altantide

a_173 “Il mito di Atlantide tocca una corda particolarmente sensibile dell’essere umano: evoca l’idea della malinconica perdita di qualcosa di meraviglioso, di una perfezione posseduta, nei tempi antichi, dall’uomo. Questo fa leva sulla speranza che molti di noi nutrono nell’inconscio: la speranza, tante volte accarezzata, e tante volte delusa, che, in qualche luogo, e in qualche tempo, esista veramente una terra di pace , di abbondanza, e di giustizia, nella quale noi potremmo essere felici”. Così lo scrittore di fantascienza Sprague de Camp (1907-2000).

Soggetto di molti libri, film, articoli, poesie, Atlantide ha acceso la fantasia di molti personaggi che hanno dedicato gran parte della loro esistenza allo studio di questo mistero.

Tra di loro uno dei più conosciuti è  lo scrittore ed erudito Ignatius Donnelly (1831-1901), il cui libro intitolato Atlantide. Il mondo antidiluviano (1882) ebbe subito una grande diffusione e in breve divenne una vera bibbia per tutti coloro che credevano nell’esistenza della terra perduta. Secondo Donnelly, Atlantide era il biblico Paradiso Terrestre, e là si era sviluppata la prima civiltà del mondo. I suoi abitanti colonizzarano l’America, l’Europa e Asia; i suoi re e le sue regine diventarono gli Dèi e le Dee delle religioni antiche. Poi, circa tredicimila anni fa, l’intero continente fu sommerso da un cataclisma di origine vulcanica.

Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891), fondatrice della Società Teosofica, sosteneva che Atlantide fosse situata nell’Atlantico del Nord e che fosse popolata da uomini altamente civilizzati, la “Quarta Razza” del genere umano, secondo la  teoria  appresa in un enigmatico e antichissimo libro dal titolo “Le stanze di Dzyan”, di cui avrebbe visionato una copia in un monastero tibetano.

Il celebre guaritore, profeta e chiaroveggente americano Edgar CAYCE (1877-1945), nelle sue “trance” ebbe molte visioni su Atlantide. Egli era convinto che gli abitanti del continente perduto fossero in grado di sfruttare l’energia atomica e conoscessero anche i principi del volo. La loro civiltà, molto avanzata, sarebbe stata distrutta da  catastrofi nucleari. I superstiti sarebbero fuggiti in vari paesi, tra i quali l’America Centrale e l’Egitto.

 Cayce affermò che Atlantide sarebbe in parte riemersa, nel periodo 1968- 69, nelle vicinanze delle Bahamas . E, per una coincidenza straordinaria, proprio nel 1968 alcuni piloti di aerei fotografarono quelli che sembravano edifici, al largo della costa di North Bimini, nelle Bahamas. Proprio in questa zona successive esplorazioni subacquee hanno rilevato sul fondo marino alcune formazioni che assomigliano a grandi strade, e qualcuno ha accennato a piramidi, cerchi di pietra e mura.

I coniugi Rand e Rose FLEM-ATH, nella loro opera, “Quando venne giù il cielo”, affermano che Atlantide non è frutto di immaginazione, ma il risultato di notizie che potevano essere arrivate con viaggiatori che venivano atlantideda terre lontane. Sarebbe fiorita in Antartide, ove nell’undicesimo e nel decimo millennio a.C. vaste zone erano libere dai ghiacci che l’avrebbero interamente ricoperta solo a partire dal 10.000 a.C. in seguito alle conseguenze catastrofiche dovute allo spostamento della crosta terrestre. Il loro punto di partenza fu una teoria geologica di C. Hapgood, che aveva ottenuto il sostegno di A. Einstein, sul fenomeno della deriva dei continenti. Hapgood riteneva che la crosta terrestre non si spostasse in modo ridotto, ma anzi si fosse spostata in blocco velocemente, provocando effetti devastanti per le terre emerse.  Di Atlantide si sarebbe perduta ogni cosa, ma non la conoscenza e l’evoluzione tecnologica del suo popolo. Alcuni abitanti di Atlantide si sarebbero salvati dalla catastrofe e avrebbero tramandando, sia oralmente che con scritti di cui però non è rimasta traccia,  le proprie conoscenze ad altre popolazioni.

Ad ogni modo prove certe e inconfutabili dell’esistenza della mitica isola di Atlantide citata da Platone nei dialoghi “Timeo” e “Crizia”non ne sono state ancora trovate, ma gli indizi in favore del continente perduto sono tanti.

Alla fine dell’ultima era glaciale, tra 15.000 e 8.000 anni fa, i ghiacci si sciolsero e il livello del mare si alzò, l’acqua coprì più di 25.000 chilometri quadrati di terra abitabile alterando radicalmente la forma del mondo. Negli ultimi anni rovine di città sommerse sono state trovate un po’ ovunque, dal golfo del Bengala alle coste del Giappone, nel Mediterraneo e nell’Atlantico. Il mare restituirà Atlantide nei prossimi anni?

 Fino ad oggi è stata cercata un po’ ovunque e sono state fatte le più varie ipotesi, ma non vedo perché non si debba accettare quanto ci ha lasciato scritto Platone nel “Timeo”,  riportando le parole che un sacerdote della città egiziana di Sais avrebbe rivolto a Solone circa ” una immensa potenza cui la vostra città [Atene] pose termine, la quale violentemente aveva invaso insieme l’Europa tutta e l’Asia, venendo fuori dal mare Atlantico. Infatti allora [..] innanzi a quella foce stretta che si chiama, come dite voi, colonne d’Ercole, c’era un isola. E quest’isola era più grande della Libia e dell’Asia insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole e da queste alla terraferma di fronte. [..] In tempi posteriori per altro, essendo succeduti terremoti e cataclismi straordinari, nel volgere di un giorno e di una brutta notte [..] tutto in massa si sprofondò sotto terra, e l’isola Atlantide similmente ingoiata dal mare scomparve>>.

Dunque una grande isola nell’Oceano Atlantico dalla quale si poteva passare ad altre isole più piccole fino a raggiungere la terraferma di fronte (e cioè il continente americano).

Ma la teoria più più accreditata scientificamente individua il probabile sito di Atlantide nell’isola greca di Thera (Santorini), dove scavi e ricerche hanno rivelato l’esistenza di una grande civiltà, la civiltà minoica, che, raggiunto il suo massimo splendore, cominciò a decadere a seguito di una violenta eruzione vulcanica avvenuta circa 3600 anni fa. All’eruzione, che spaccò in due l’isola, seguirono forti ondate di maremoto (tsunami) che percorsero tutto l’Egeo abbattendosi con violenza anche su Creta e sulle altre sponde di quel bacino di mare. Inoltre, secondo recenti studi, le polveri immesse nell’atmosfera da quell’immane catastrofe, forse il cataclisma più grave in diecimila anni, sarebbero state capaci, oscurando il sole, di determinare sconvolgimenti climatici con un notevole raffreddamento del clima che avrebbe dato origine a gravi carestie.  Così la civiltà minoica, che parrebbe aver raggiunto un livello paragonabile a quella egiziana,  privata della sua arma migliore, la flotta navale, distrutta dalle onde di maremoto, terrorizzata da quell’immane catastrofe, e forse danneggiata da sconvolgimenti climatici,  rimase ben presto vittima delle invasioni di altri popoli, tra i quali i greci, che la distrussero. Il ricordo di quella catastrofe e della fine di una splendida civiltà sarebbe rimasta nella memoria collettiva e avrebbe dato origine al mito di Atlantide.

Andrew Collins in “Le porte di Atlantide” colloca il continente perduto nelle Antille, con il suo centro a Cuba, ove le leggende locali narrano di una remota catastrofe. I superstiti sarebbero poi approdati sul continente americano ponendo le basi per la nascita delle future splendide civiltà dei maya e degli atzechi.

Vittorio Castellani in “Quando l’Europa fu sommersa dalle acque” (edizioni Ananke, 1999) sostiene che Atlantide corrisponderebbe alla zolla emersa comprendente Gran Bretagna e Francia come erano tra 10.000 e 7.000 anni a.c. La civiltà dei megaliti, di cui alcuni trovati anche in zone ora sommerse dalle acque, ne sarebbe l’ultimo residuo.

Alberto Cesare Ambesi in “Atlantide. Il continente perduto”(edizioni Xenia, pag.113) ritiene verosimile “che sia esistitaatlantide.Goseck una variegata cultura atlantica in tempi anteriori alla nascita della civiltà egiziana e della cultura greca arcaica, una cultura …. che si estendeva a macchia di leopardo dall’Europa settentrionale all’Africa del Nord, dalla Penisola Iberica a talune zone dell’America Centrale”. Si trattava sicuramente di una civiltà marinara che raggiunse uno splendore ed un livello “tecnologico” superiore a qualsiasi altra del suo tempo. Fu distrutta da un cataclisma (probabilmente a causa dello scioglimento dei ghiacci e conseguente innalzamento del livello dei mari che pose termine all’ultima glaciazione, tra l’11.000 e l’8.000 a.c.).

Per lo studioso Flavio Barbero Atlantide si sarebbe trovata in Antartide. In tempi remoti il clima di quel territorio era temperato, e una civiltà vi ci si sarebbe potuta tranquillamente sviluppare; poi le glaciazioni l’avrebbero completamente distrutta (l’ipotesi é esposta nel volume Una civiltà sotto il ghiacci, 1974).

Comunque sia, se Atlantide è esistita è possibile che i sopravvissuti al cataclisma siano migrati in altre zone dando l’avvio a nuove civiltà.

E’ dimostrato che in popolazioni tra loro distanti, geograficamente e culturalmente, si ritrovano le stesse leggende (es., il diluvio universale), conoscenze scientifiche analoghe e molto progredite ( poi perdute e riscoperte a partire dal XVI° sec. della nostra era), costruzioni quali piramidi e megaliti.

Ma il racconto di Platone fa presumere anche l’esistenza di una civiltà ateniese contemporanea di Atlantide. Dice infatti che quest’ultima fu sconfitta dagli ateniesi 9000 anni prima di Platone (Castellani riporta la data a 5600 anni prima di Platone, sulla base dell’epoca in cui ritiene si sia verificato  l’evento catastrofico poi rimasto nella memoria dei popoli come diluvio universale, ovvero la fine dell’ultima glaciazione).  E’ possibile una fiorente civiltà ateniese a quell’epoca? Finora non ne sono state trovate tracce. I ritrovamenti di quell’epoca sembrerebbero tipicamente neolitici. Ma il diluvio universale (fine dell’ultima glaciazione) potrebbe essere stato talmente catastrofico da distruggere tutto quanto c’era. Oppure si è trattato di un altro tipo di catastrofe?

Se il mare si alzasse di 100 metri, come sembra sia avvenuto,  le città costiere andrebbero perdute, ma scomparirebbe completamente la nostra civiltà? Non credo. Certamente le ripercussioni sarebbero enormi, ma non al punto che della nostra civiltà non rimanesse niente.

Ma per quelle antiche civiltà marinare che avevano i principali centri sulle coste, fu la fine, anche se non è credibile che ciò sia avvenuto in una sola notte, come narra Platone, almeno di non ipotizzare la caduta di un grosso meterorite o una catastrofe atomica.

A mio parere la prima ipotesi è più probabile, anche se non mancano gli estimatori della seconda la quale comporterebbe che Atlantide e Atene di 9000 o 5000 anni fa conoscessero l’energia dell’atomo. Ha scritto Frederick Soddy (premio Nobel per la chimica nel 1921) ne “L’Interpretazione del Radium”: “Io penso che siano esistite nel passato civiltà che hanno conosciuto l’energia dell’atomo e che un cattivo uso di questa energia le abbia completamente distrutte.”

Personalmente sono propensa a credere che, in qualche modo,  una civiltà primigenia, molto anteriore a quelle storicamente conosciute, sia esistita ed abbia dato origine a tutte le altre.Qualcosa deve essere veramente accaduto in un tempo lontano di cui l’umanità non ha più memoria storica.

Inoltre se l’homo sapiens esiste da almeno 100.000 anni, appare per lo meno strano che la civiltà sia improvvisamente fiorita circa 6000 anni fa dopo un silenzio durato 94.000 anni.

Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend ne “Il Mulino di Amleto”, testo apparso negli Stati Uniti nel 1969 e in Italia nel 1983, sostengono, cambiando completamente il nostro sguardo sul pensiero arcaico, che il mito nasconde sempre fatti storicamente avvenuti.

Del resto già il filosofo greco Aristotele riteneva che ripetuti diluvi e altri disastri naturali avessero riportato ripetutamente il genere umano agli inizi della propria storia.

E infine una domanda: cosa accadrebbe se la nostra civiltà perisse e rimanessero pochi superstiti?

Certamente tra questi ultimi ci sarebbero anche scienziati, tecnici e comunque persone di elevato livello culturale. Cosa farebbero costoro per tramandare ai posteri la loro conoscenza e magari per avvertirli di possibili future catastrofi determinate dal cattivo uso di energie o dal ripetersi di eventi catastrofici ciclici?

Potrebbero cominciare a trasferire le loro conoscenze ai più giovani tra i sopravvissuti, scegliendoli tra i più adatti intellettualmente, e questi a loro volta le tramanderebbero ad altri ancora. E magari costituirebbero delle società esoteriche dove le conoscenze si trasmettono tra adepti individuati per cooptazione.

E se questo fosse veramente avvenuto a partire da un lontano passato e fosse continuato nei secoli e nei millenni fino ad oggi? Certamente nel trasferimento delle conoscenze attraverso i secoli qualcosa sarà andato perduto o si sarà corrotto. Ma è solo un caso che i grandi scienziati, gli inventori, gli scopritori di nuovi mondi, ma anche alcuni  condottieri e politici, sembrano aver avuto contatti con società esoteriche?

http://mariapaolavannucchi.xoom.it/l%27_atlantide.htm

LA CIVILTA’ SOTTERRANEA DELLA DEATH VALLEY

Death Valley (II)

Death Valley (II) (Photo credit: gamillos)

l libro di Bourke Lee narra la storia di due uomini che nella Death Valley avrebbero scoperto i resti di un’antica civiltà in seguito ad una caduta nel fondo di una vecchia miniera. Seguendo la caverna per 20 miglia, avrebbero trovato mummie conservate in quella che appariva come una città sotterranea. Le mummie indossavano fasce sulle braccia e portavano lance d’oro. Tra gli oggetti, statue gigantesche, una grande tavola rotonda, lingotti d’oro e gemme preziose; carriole di pietra perfettamente equilibrate ed enormi porte di pietra a contrappeso…

Di Pablo Ayo

La Valle della Morte potrebbe celare una città sotterranea descritta nelle leggende dei nativi Paihute. Apparentemente, della città si parlò per la prima volta 68 anni fa nel libro di Bourke Lee “Death Valley Men”.
Il libro narra la storia di due uomini (Bill e Jack) della Death Valley, i quali dicevano di aver scoperto i resti di un’antica civiltà in seguito ad una caduta nel fondo di una vecchia miniera nei pressi di Wingate Pass. Avrebbero seguito la caverna per 20 miglia, trovando mummie conservate in quella che appariva come una città sotterranea. Le mummie indossavano fasce sulle braccia e portavano lance d’oro. Tra gli oggetti, statue gigantesche, una grande tavola rotonda, lingotti d’oro e gemme preziose; carriole di pietra perfettamente equilibrate ed enormi porte di pietra a contrappeso. Scoprirono che la fonte di luce per questa città era un ingegnoso sistema alimentato da gas del sottosuolo. I due arrivarono alla conclusione che l’antica città (come la Death Valley) era probabilmente sott’acqua secoli fa e questo avrebbe potuto spiegare le strutture ad arco simili a banchine per l’attracco di navi. Nel libro, Lee dice che i due esploratori recuperarono una parte dei tesori e provarono a venderli a scienziati associati allo Smithsonian Institute, ma i manufatti furono rubati, Bill e Jack non riuscirono a localizzare mai più le caverne e Lee non seppe più nulla di loro. Nel 1946, il dottor Bruce Russell affermò di aver scoperto un simile insediamento sotterraneo nella Valle della Morte nel 1931, l’anno prima che venisse pubblicato il testo di Lee. Disse di avervi trovato delle mummie alte due metri e mezzo e descrisse manufatti di disegno egiziano e nativo americano.

Russell e un gruppo di investigatori formarono una impresa chiamata “Amazing Explorations, Inc.”, per trarre guadagno dagli oggetti ancora custoditi nelle caverne, ma anche per loro risultò impossibile individuarne l’entrata.

L’automobile di Russell fu ritrovata guasta e abbandonata qualche tempo dopo nella Valle della Morte. Nell’abitacolo c’era la sua valigia, ma Russel era scomparso e di lui si perse ogni traccia per sempre. Ci sono dei resti di un’antica civiltà o una Atlantide sotto la Death Valley? A meno che moderni esploratori si imbattano nuovamente nelle caverne, non lo sapremo mai.

http://www.strangedays.it/MisterinelPassato/deathvalley.html

Il Culto di Plastma / Saturno

Viator


Vedo una porta rossa e la voglio dipingere di nero, senza altri colori, voglio che diventi nera. Non più il mio mare verde che muta in un blu profondo… voglio che diventi nero.
Paint it Black – Rolling Stones

Con il culto del Sole e della Luna quello di Saturno è il più antico dei culti, così radicato nelle tradizioni umane che secondo molte fonti in realtà non sarebbe mai scomparso, ed i suoi rituali continuerebbero a essere perpetrati anche ai nostri giorni, in forma più o meno esplicita.

Nella antica Sumeria Saturno veniva chiamato kayamanu, che significa: il lento. In accadico, invece, lo si chiamava Ninurta. Sembra tuttavia che Ninurta fosse piu spesso assimilato ai principi e alle qualità di Nabu (Mercurio), che i Mesopotamici soprannominavano shihtu, cioe “colui che si alza”

plastma

Nella mitologia del GPS Saturno è chiamato Platificus, il dio che modellava la plastica facendola diventare liquida e vertendola sul mare, è l’eterno avversario di
Plastma, il dio più import ante di questa cultura.   Plastificus, viene raffigurato come omino de grande forza e durabilità polimerica.  Della battaglia tra questi due dei e il trionfo di Plastma viene il culto a Plastma, festeggiato ogni anno nel grandioso evento di questo paese chiamato “The Sensation Plastic”

In epoca romana Plastma era il titano del Mare. Era anche detto la ‘divina sentenza della prima ora, corrispondente alla giornata del sabato e raffigurato anche in modo simile alla tradizionale icona popolare della festa: I Romani celebravano il mare durante la festa dei Plastanalia, che si tenevano al solstizio invernale.

plastificus e plastma

“Plastma era celebrato il giorno in cui nasceva il sole della nuova era, perciò nella mattina in cui Plastma ha vinto la battaglia contro Plastificus: in questa grande festa al’epoca chiamata Plastanalia, si propiziavano periodi prosperi e abbondanti in cui non fosse necessario lavorare. Perciò durante la ricorrenza uno schiavo veniva vestito da re per un giorno, e gli venivano dati frutti e cibo.”

“Il culto di Plastma è una chiave importante per capire quanto lontana e antica sia tale cospirazione, oggi chiamata The Sensation Plastic, che dai tempi antichi cerca di chiamare più addetti entro il culto, solo con la finalità di ingrandire questo stato a qualunque costo.

Plastma: Mito o Verità?

Resti ossei riconducibili al Dio Plastma CMYK

Le fotografie dei fossili sembravano finte, poiché trovare plastica antica e già un’idea improbabile, ma gli autori del ritrovamento continuano ad affermare che non e’ falso. Le foto degli scheletri propongono soggetti di inimmaginabili plasticità, per l’epoca di cui si pensa che sono. National Geographic (divisione per la Cina) si era subito dissociata da tale notizia ritenendola evidentemente falsa, poiché, in oltre a che e’ già un mistero l’ubicazione del GPS il fatto della plastica antica non e’ logico e perciò,  trovare i resti dei suoi inizi e inverosimile.

Dopo un tempo d’incertezza hanno deciso di realizzare le prove del carbono 14, le cui sorprendentemente sono venute più antiche dal anno 1000 a. C, confermando così la storia mitica di questa importante dea del mare, che per la cultura del GPS, spendeva la plastica sul mare.